LA PROSPETTIVA DEL RI-MEDIARE

Quando una ciotola, una teiera o un vaso prezioso cadono frantumandosi in mille cocci, noi li buttiamo con rabbia e dispiacere.

Eppure c’è un’alternativa, una pratica giapponese che fa l’esatto opposto: evidenzia le fratture, le impreziosisce e aggiunge valore all’oggetto rotto. Si chiama kintsugi, o kintsukuroi, letteralmente oro (“kin”) e riunire, riparare, ricongiunzione (“tsugi”).

Quando l’equilibrio di una coppia si frattura, sono la rabbia, la sofferenza e la frustrazione a governare le azioni; si perdono di vista alcuni obiettivi, come la felicità dei figli, il dovere di genitorialità ed il profondo benessere personale.

Così come il vaso, la ciotola o la teiera, anche i frammenti di una coppia, una volta andati in frantumi, appaiono come pezzi inutili e senza valore.

Ma è possibile RI-MEDIARE?

Mi piace pensare che il percorso di MEDIAZIONE FAMILIARE possa essere come l’ORO che si utilizza nella tecnica giapponese, per dare nuova vita ad un oggetto irrecuperabile.

La mediazione familiare ha questo intento: raccogliere i cocci, la rabbia, i punti di vista differenti, le difficoltà, e provare ad aiutare la coppia a dare una nuova forma, una nuova comunicazione alle loro storia che, procederà separata e riorganizzata, ma nella consapevolezza di rimanere genitori, quindi punto di riferimento importante, per sempre.

Il risultato sarà diverso dal punto di partenza, dalle aspettative progettate, ma avrà comunque tanto valore quanto quello posto in origine.